La finta sicurezza degli escamotage tecnologici


Nel 1998, Darrin Sanford fu condannato per avere adescato dei minorenni a scopi sessuali. E' stato rilasciato in libertà vigilata con un braccialetto GPS alla caviglia, ma la polizia sostenne che le precauzioni tecnologiche non gli avrebbero impedito di commettere altri crimini.
Stando alla confessione che lui stesso ha rilasciato alla polizia, Sanford ha rapito una ragazzina di 13 anni mentre tornava a casa e l'ha portata in una casa abbandonata. Dopo avere tentato inutilmente di stuprarla, l'ha picchiata a morte.
Sanford era stato classificato come un manicao sessuale di terzo livello, ovvero tra coloro maggiormente inclini a reiterare il reato. Per questa ragione gli fu applicato il braccialetto GPS, ma perché questa pracuazione non è stata sufficiente per prevenire questa tragedia?

Ecco alcune delle possibili ragioni. Primo, era un GPS passivo, ovvero in grado di fornire le coordinate all’ufficiale di sorveglianza solo dopo il fatto. I dati del GPS hanno fatto in modo che Sanford confessasse alla polizia il suo reato, ma non gli hanno impedito di commetterlo. E anche nel caso in cui si fosse trattato di un GPS attivo, in lettura in tempo reale, avrebbe richiesto che qualcuno controllasse costantemente i dati basandosi su cosa avrebbe potuto fare un maniaco sessuale in una casa abbandonata.

Molti altri sistemi avrebbero potuto funzionare meglio per evitare che si verificasse un fatto così grave, ma non possiamo non preoccuparci del fatto che slogan tecnologici come “GPS” o “telecamere di sorveglianza” danno un falso senso di sicurezza, mentre i computer raccolgono milioni di insignificanti dati di milioni di significativi eventi.

[Fonte: Gizmodo USA]

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