Mark Zuckerberg ammette di avere “mancato il bersaglio” in tema di privacy


Il Ceo di Facebook Mark Zuckerberg ha scritto un articolo di quasi-scuse sul numero del Washington Post di ieri. E se da un lato promette che nuovi miglioramenti arriveranno presto, lo scritto non è poi un grande gesto in termini di calcolo del danno.
I cambiamenti a cui Zuckerberg si riferisce sono quelli di cui abbiamo già sentito parlare: un modo più semplice per gli utenti dei controllare le informazioni e di escludere servizi di terze parti. Il resto delle 528 parole che compongono lo scritto, sono dedicate al vero messaggio che Facebook ha bisogno di far passare in questo momento. Diamo un'occhiata, quindi, ai passaggi più salienti.
"Facebook è cresciuto molto velocemente. E' diventato una comunità di più di 400 milioni di persone in pochi anni. E' una sfida riuscire a far sì che la maggior parte delle persone restino soddisfatte nel tempo, quindi ci muoviamo velocemente per servire questa comunità con nuovi modi di connettersi con il Web sociale e l'uno con l'altro".
Sfortunatamente le cose sembrano leggermente al contrario. Le ultime azioni intraprese da Facebook non sono state al servizio dei suoi 400 milioni di utenti tanto quanto lo sono state, invece, per gli inserzionisti che si nutrono con i loro dati personali.
"Molte persone scelgono di rendere alcune delle loro informazioni visibili a tutti, in modo che chi le conosce possa trovarle su Facebook. Offriamo già sistemi per limitare la visibilità di queste informazioni e intendiamo renderli ancora più forti".
Questo poteva essere vero nel 2004, ma come mostrano i grafici sul decentramento della privacy su Facebook, le informazioni dell'utente di oggi sono automaticamente visibili. Devono scegliere gli utenti se nasconderle o lasciare le impostazioni di default.

Siamo decisamente a favore di modi più semplici per gestire le impostazioni della privacy e siamo anche a favore della possibilità di escludere applicazioni di terze parti, ma questa appare palesemente un’operazione di pubbliche relazioni. E una volta che i riflettori si saranno spenti, l’insidia di Facebook sulla privacy tornerà ad essere quella di una volta.
[Fonte: Gizmodo USA]

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