Google riconosce la presenza di app malevole sul Market e mette in campo la sua politica di “Remote Kill” per risolvere il problema


La scorsa notte Google ha finalmente pubblicato la risposta ufficiale alle dozzine di applicazioni pericolose per Android che erano state infiltrate nell'Android Market.
Nella risposta, l'azienda conferma che c'erano in totale 58 app pericolose e che queste erano state scaricate, più o meno da 260.000 dispositivi prima che Google stessa fosse in grado di rimuoverle dallo store. Anche se questo potrebbe sembrare un numero esageratamente elevato, Google ha dichiarato che gli unici dati prelevati dai dispositivi degli utenti sono stati i codici IMEI.
Poi Google ha continuato dicendo che l'azienda sta attivando una funzione "kill witch" che garantirà loro la possibilità si eliminare da remoto le applicazioni malevole senza che l'utente debba muovere un dito. In più, l'Android Market riceverà presto un aggiornamento mirato ad eliminare questa vulnerabilità.

Gli utenti che sono stati colpiti da queste applicazioni riceveranno un messaggio di Google che li informa della presenza delle applicazioni malevole, del fatto che queste hanno solo prelevato le informazioni sul codice IMEI, ma che avendo violato la sicurezza dei dispositivi, saranno rimosse da Google. L’utente riceverà in queste ore un messaggio che dice che l'”Android Market Security Tool March 2011″ è stato installato. Arriveranno anche notifiche della rimozione delle applicazioni in questione e del successo dell’operazione. Se ricevete il primo messaggio di Google, tenete il telefono acceso e connesso ad una buona connessione per permettere l’intervento da Mountain View.

Intervistato dai nostri amici di Giz Usa, un responsabile di Google ha precisato che la vulnerabilità della backdoor portata alla luce da queste applicazioni malevole è stata chiusa da Google stessa e gli utenti riceveranno l’aggiornamento automaticamente senza rivolgersi al produttore del dispositivo o al carrier. Chi volesse avere più dettagli tecnici in merito può dare un’occhiata al blog di Google Mobile. (c.c.)
[Fonte: Gizmodo USA]

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