Wikipedia è nera per protesta contro il SOPA


Se siete entrati in una qualche pagina di Wikipedia oggi vi siete accorti che la versione italiana riporta un banner nero mentre quella inglese risulta inaccessibile e al suo posto trovate una pagina nera.
Quella di Wikipedia in inglese è una protesta contro due leggi teoricamente contro la pirateria informatica in corso di approvazione da parte del Congresso statunitense. Si chiamano Sopa e Pipa (basterebbero i nomi...) che stanno rispettivamente per Stop Online Piracy Act e PROTECT IP Act.
Il punto è che entrambe queste norme rischiano di limitare in maniera impressionante la libertà in Rete. Basti sapere che a favore delle due leggi si sono espresse quasi tutte le case farmaceutiche e quasi tutte le etichette musicali, le aziende cinematografiche e buona parte dei produttori di videogiochi, mentre contrarie restano quasi tutte le aziende che operano online, tra cui Google, Yahoo, Amazon, eBay, PayPal, i progetti basati sulla condivisione delle informazioni e il libero accesso ad esse come Wikipedia e Creative Commons.

Il cuore pulsante delle due leggi riguarda la possibilità da parte delle autorità di bloccare i siti e le loro fonti di finanziamento nel caso in cui siano sospettati di avere violato i diritti d’autore, segnalazione che può arrivare direttamente da chi si ritiene parte lesa. Insomma, pubblicare un video coperto da diritto d’autore può significare rischiare il carcere. E pensate a tutti i contenuti, i video, le foto che ogni giorno passano su Facebook, Twitter, YouTube etc etc. L’intervento delle autorità federali potrebbe arrivare perfino ad interferire nei risultati delle ricerche e nei DNS.

“Per oltre un decennio abbiamo speso milioni di ore a realizzare la più grande enciclopedia della storia dell’uomo – si legge sulla home page di Wikipedia in lingua inglese -. Adesso, il congresso statunitense sta discutendo una legge che potrebbe fatalmente danneggiare la libertà di Internet. Per 24 ore, per alzare l’attenzione, Wikipedia sarà nera”. Anche Facebook, Twitter e Google, stando ad alcune fonti, starebbero valutando la possibilità di oscurare i propri servizi in segno di protesta. Maggiori informazioni potete trovarle qui, qui e qui. (c.c.)

Tags :