Da New York a Bangalore per chiedere a Apple condizioni migliori per i lavoratori cinesi

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Da quando sono venute alla luce le pessime condizioni di lavoro degli operai dipendenti delle fabbriche che producono iPhone e iPad, in molti hanno tentato di lanciare campane di boicottaggio contro Apple. Oggi è il giorno scelto per mettere in atto le forme di protesta per chiedere ad Apple di adottare "strategie di protezione dei lavoratori". A guidare la protesta sono due organizzazioni internazionali Change.org e SumOfUs.org che hanno raccolto 250.000 firme in una petizione inviata agli Apple Store. Forme di protesta pubbliche sono previste a Washington, New York City, San Francisco, Londra, Sydney e Bangalore, in India.
Taren Stinebrickner-Kauffman, presidente di SumOfUs, ha dichiarato:

“L’attenzione di Apple per i dettagli è famosa e l’unica ragione per cui possono non preoccuparsi della morte di decine di operai, del lavoro minorile, dell’esposizione alle neurotossine, è l’ignoranza. Ecco perché i nostri attivisti stanno chiedendo ad Apple di ripulire la sua catena di fornitori in tempo per fare dell’iPhone 5 il primo dispositivo prodotto eticamente“.

La difesa dei diritti umani è sempre un’ottima iniziativa e tutti vorremmo che le condizioni di lavoro nelle fabbriche cinesi fossero migliori (tranne le multinazionali, che così tengono bassi i costi di produzione e alti i profitti).
Adesso il punto è vedere a quanti utenti Apple interessa davvero il modo in cui vengono prodotti i dispositivi di Cupertino e quanti si uniranno alla protesta. Perché se a protestare sono persone che non comprano dispositivi Apple, l’efficacia è minore e a Cupertino non avvertiranno alcuna pressione. (c.c.)
[Fonte: Gizmodo USA]

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