Google al centro di una class action per i suoi cookies

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La scorsa settimana, si è scoperto che Google aveva bypassato le impostazioni delle privacy di Safari e installato cookies per tracciare le abitudini di navigazione di milioni di utenti Mac ignari di tutto.
Stando a quanto riporta Businessweek, contro il gigante della ricerca è stata organizzata una class action presentata in un tribunale statunitense. La denuncia sostiene che l'azienda abbia volontariamente violato il Federal Wiretap Act che vieta esplicitamente alle aziende di monitorare le comunicazioni senza permesso. Se Google sarà ritenuta colpevole, il danno potrebbe ammontare a milioni di dollari. In una dichiarazione rilasciata qualche giorno fa, Google aveva dichiarato che i cookies erano stati usati per errore e disabilitati dal codice che li ha installati in Safari. Al momento Google non ha commentato la class action.

Come abbiamo già detto ieri, non è un buon momento per Google. Oltre alla class action, un reclamo è stato presentato anche alla FTC e ieri Microsoft ha accusato l’azienda di Mountain View di avere bypassato anche le impostazioni della privacy di IE ed avere installato cookies sui PC degli utenti. A questa accusa, però, Google ha risposto per bocca della Senior Vice President of Communications and Policy Rachel Whetstone.
“Microsoft ha omesso informazioni importanti dal suo blog post di oggi (ieri, ndr). Microsoft – spiega la Whetstone – utilizza un protocollo di “autocertificazione” (noto come “P3P”), risalente al 2002, in base al quale Microsoft richiede ai siti web di riportare le proprie norme sulla privacy in modo che siano leggibili dai sistemi. E’ ben noto, anche a Microsoft, che soddisfare tale richiesta è impraticabile se si vuole offrire una moderna esperienza web. Continuiamo ad essere aperti nel nostro approccio, come hanno fatto molti altri siti web. Oggi la politica di Microsoft è ampiamente non più operativa (o ampiamente disattesa). Una ricerca del 2010 ha evidenziato che più di 11.000 siti web non avevano rilasciato validi protocolli P3P come richiesto da Microsoft”.

[Fonte: Gizmodo USA e Google Italia]

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