Bioispirati: quando la natura diventa la Musa della tecnologia

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“Nature copycats”, cioè ispirazioni dalla natura. La strategia di prendere spunto dalle soluzioni naturalmente selezionate dall’evoluzione non è una novità, ma con i nuovi livelli tecnologici sta assumendo contorni sempre più interessanti. L’obiettivo è sempre il solito: trovare soluzioni ai problemi della vita quotidiana.

Il più noto e grande esempio di bioispirazione capace di dar vita a un processo industriale è il velcro, un metodo di chiusura inventato da Georges de Mestral nel 1941 e brevettato nel 1955.

Si racconta che de Mestral ebbe l’idea tornando da un passeggiata in campagna, durante la quale si alcuni fiori di bardana si attaccarono alla giacca. Analizzandoli al microscopio scoprì il noto meccanismo degli uncini chesi incastrano nelle anse formate dai peli del tessuto. Da qui l’idea del velcro, il cui nome commerciale è un acronimo di VELours (velluto) e CROchet (gancio).

Anche oggi ci sono aziende all’avanguardia che lavorano partendo dalla bioispirazione. Qualcomm studia la riflessione della luce sulle ali delle farfalle per costruire i nuovi schermi degli e-reader (i Mirasol).

La società canadese Whalepower imita le pinne delle megattere (categoria di grandi cetacei) per ridurre la resistenza nelle turbine eoliche e nei ventilatori.

Il San Diego Zoo in California ha aperto recentemente un Centre for Bioinspiration.

Nel Montana c’è il Biomimicry Institute, centro di ricerca dove gli studiosi lavorano fianco a fianco con le società, aiutandole a trovare soluzioni ovviamente ispirate alla natura.

In Italia eccelle il Centro di Micro Bio-Robotica (CMBR) dell’Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Pontedera. l Italia eccelle ra rano fianco a fianco con le società, aiutandole a trovare soluzioni a problemi particol Barbara Mazzolai, coordinatrice del CMBR, ha raccontato la sua esperienza professionale nella conferenza dedicata ai “Saperi d’eccellenza” che si è tenuta a Perugia la scorsa settimana. “La biorobotica, ovvero una robotica ispirata alla natura, è un connubio tra biologia e ingegneria che produce oggetti che fanno meravigliare. Per la prima volta, un gruppo di ricerca sta lavorando a una linea di robot ispirati alle piante. Nello specifico, il progetto Plantoid, in cui analizziamo il comportamento degli apici radicali, per realizzare prototipi di radici robotiche che li imitino, con un focus particolare sulla capacità penetrativa, esplorativa e adattativa. Studiamo sistemi biologici complessi per tradurli in soluzione robotica. Ma non solo. Spesso mentre indaghiamo i meccanismi della natura per riprodurli in piattaforme robotiche, scopriamo modelli di funzionamento ancora non conosciuti. E questo è straordinario, perché contribuiamo a creare nuova scienza”.

 

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