La scoperta dell’invisibilità: un futuro non lontanissimo

mantello invisibilità

Nel  2006 alla Duke University si cominciava a studiare l’invisibilità, immaginando la realizzazione di un mantello in grado di nascondere la persona che lo indossava.

Un primo esperimento fu presentato, promettente ma non soddisfacente. Adesso arriva notizia che il team che ci sta lavorando – composto dal professor David Smith e dallo studente Nathan Landy – lo ha perfezionato, realizzando un vero strumento capace di celare totalmente anche i piccoli oggetti.

La storia comincia così: i due scienziati della Duke University, in North Carolina, hanno progettato un dispositivo in grado di rendere invisibile alle microonde un piccolo oggetto cilindrico.
La tecnologia guida le onde elettromagnetiche “intorno” all’oggetto, utilizzando una speciale fibra intessuta di nastri di rame. Le onde elettromagnetiche, puntate su un corpo solido, dopo essergli passato intorno, si ricongiungono sul lato opposto: l’impressione è che le onde passino attraverso l’oggetto.

Il funzionamento del “mantello dell’invisibilità” è stato spiegato sulla rivista Nature Materials e gli studiosi devono ancora lavorarci su, perché le onde utilizzate da Smith e Landy sono particolarmente deboli e visibili solo grazie a rilevatori computerizzati. Perché l’esperimento sia visibile all’occhio umano il “mantello” deve essere perfezionato.

Questo studio non è il solo che punta alla scoperta dell’invisibilità. All’inizio di quest’anno un team di ricercatori (fra i quali anche l’italiano Alessandro Farsi) della Cornell University di New York ha inventato un “mantello” capace di rendere gli oggetti invisibili solo per un brevissimo lasso di tempo, intorno al miliardesimo di secondo.

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