Con le facoltà scientifiche si lavora di più

Di fronte alla scelta della facoltà universitaria, è indispensabile un buon orientamento, che metta ben in luce quali facoltà offrono maggiori opportunità di lavoro. In questo senso spiccano quelle tecnico-scientifiche. Ne abbiamo parlato con Antonio Tintori, ricercatore dell'Irpps-Cnr.

La scelta della facoltà universitaria è nodale per il futuro dei giovani. L’orientamento diventa quindi essenziale, specie in periodi di crisi dell’occupazione. “La laurea resta uno trumento fondamentale per avere una chance di collocamento. Diverse indagini hanno però evidenziato nel tempo la scarsa efficacia delle azioni di indirizzo dei neo-diplomati”, osserva Antonio Tintori dell’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr.

“Come sottolineato da uno studio del sociologo Orazio Giancola, la scelta se e cosa frequentare dipendono infatti dal background economico e culturale della famiglia, dal tipo e dal voto di diploma conseguito. Da altre ricerche diffuse dal Miur e da AlmaDiploma emerge che gli studenti con le idee meno chiare scelgono generalmente facoltà umanistiche, mentre chi si iscrive a medicina, ingegneria o giurisprudenza lo fa sulla base di schemi largamente riconducibili al passato per i quali a un certo tipo di laurea corrisponde la certezza di una professione e di un certo prestigio sociale”.

Quale decisione prendere, allora, di fronte alla sempre più ampia rosa di corsi universitari che vengono offerti ai giovani? “Non tutte le lauree assicurano un’occupazione soddisfacente o coerente con il proprio titolo di studio. Secondo i dati forniti dall’Istat”, spiega Tintori, “le discipline più premiate nel mercato del lavoro sono le tecnico-scientifiche, in particolare ingegneria e statistica, mentre la sfera dei laureati delusi risulta largamente composta dai mancati avvocati”.

La crisi ovviamente aggrava la situazione. “Basandosi sulle rilevazioni di AlmaLaurea”, osserva il ricercatore dell’Irpps-Cnr ‘nel corso degli ultimi anni si è registrato’ “un complessivo e progressivo calo dei tassi di occupazione tra i laureati a un anno dal conseguimento del titolo di studio, sia di primo livello sia specialistico. Ma le chance aumentano col trascorrere del tempo e a tre anni dalla laurea, il livello maggiore di occupazione si riscontra tra i laureati in medicina, seguiti da quelli in architettura e ingegneria”. Accanto ad esse vanno segnalate psicologia, le discipline chimico-farmaceutiche e quelle scientifiche.

Per quel che riguarda la retribuzione, la professione medica è la più pagata, seguita da quella ingegneristica. I meno premiati sono insegnanti, letterati e architetti.

[Fonte: CNR]