L’esoscheletro in 3D che ha cambiato la vita di una bambina

esoscheletro "Wilmington Robotic Exoskeleton"

La stampa 3D può cambiare la vita di una bambina di quattro anni? Emma Lavelle risponderebbe di sì: grazie a un esoscheletro su misura ha potuto usare le mani per la prima volta in vita sua.

I ricercatori all’Alfred I. duPont Hospital Children hanno costruito un esoscheletro robot che permette a Emma di muovere le braccia. La bambina soffre di una malattia che le è stata diagnosticata quando aveva l’età di due anni: si tratta della Artrogriposi congenita (Arthrogryposis multiplex congenitaAmc), un disordine che colpisce la muscolatura e che impedisce a Emma di muovere le braccia e le gambe.

La malattia non è curabile e ha un decorso progressivo. I medici sono riusciti a salvare le gambe attraverso una serie di interventi chirurgici, ma non le braccia, per cui la piccola non è stata in grado di muovere braccia e mani, fino a quando i genitori sono riusciti a dotarla di un esoscheletro, il Wilmington Robotic Exoskeleton (Wrex).

Da allora la sua vita è cambiata, tuttavia l’esoscheletro non è pensato per l’età pediatrica e quindi non è fatto per seguire la crescita degli arti di un bambino.

Attraverso la stampa 3D è stato possibile scalare il Wrex adattandolo al peso e alle misure di Emma, che ora lo indossa a casa e per andare a scuola.

La storia e il video di Emma stanno commuovendo il mondo, alimentando le speranze che l’industria e la tecnologia emergente siano sempre più di aiuto nella cura delle disabilità.

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