Un monumento di luce itinerante comincia il suo viaggio ricordando il Vajont

Stefano-Cagol_Vajont

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Un fascio di luce lungo quindici chilometri che si perde nell’infinito. Questa la testimonianza, fortissima e discreta, che ieri ha ricordato una delle più grandi tragedie della storia contemporanea italiana.

L’opera, intitolata “La fine del confine – The end of the border – è dell’artista Stefano Cagol ed è una spettacolare installazione luminosa che ha iniziato il suo viaggio ricordando il dramma del Vajont.

Furono quasi duemila i morti causati da una frana dovuta allo smottamento di un versante della montagna sul quale appoggiava la famosa diga.

Oggi, 6 marzo, alla stessa ora, il fascio di luce di Cagol si sposterà sulla Parete Sud della Tofana di Rozes, orgoglio roccioso delle Dolomiti e patrimonio dell’Umanità. Da qui continuerà il suo viaggio, attraversando i confini fino al Polo Nord. Il percorso totale sarà di 9000 km dalle Alpi (Casso, Diga del Vajont, Italia) all’Arctico (Kirknes, Barents Region, Norvegia).

“Il protagonista principale del viaggio è un potente faro che emette linee di luce di 15 chilometri – spiega l’artista -. Questo andrà in giro su una stazione di lavoro mobile indipendente: un furgone con il faro e un generatore di corrente sul suo cassone.
L’obiettivo del faro sarà puntare su luoghi simbolici, luoghi di confine, luoghi significativi. Sia da postazioni selezionate in anticipo, sia incontrate lungo la strada. Dando vita ad azioni improvvisate, snap actions. In effetti, la stazione di lavoro mobile sarà in grado di fermarsi nel punto perfetto e di fare anche fermate improvvise dove si avvertirà la sensazione di confini lungo il viaggio”.

Per seguire il cammino del faro c’è un sito: www.endofborder.com

 

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