Green Chemistry: cos’è la chimica verde?

Greenchem _3

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I chimici godono spesso di cattiva fama. Senza pensare che “chimica” è ogni cosa che abbiamo attorno a noi, molte persone tendono a considerare come cattive, dannose e pericolose le “sostanze chimiche”, senza rendersi conto che tra queste ci sono, per esempio, i succhi gastrici, l’acqua potabile (sì, anche l’acqua è una sostanza chimica) o i principi attivi naturali utilizzati nei farmaci fitopatici.

Certo, i chimici qualche scheletro nel cassetto lo hanno. Purtroppo la chimica è una scienza esatta (o meglio “abbastanza esatta”) e non contempla tra i suoi principi l’etica. Tutto sta, per comportarsi in maniera socialmente utile, nell’utilizzare costruttivamente i principi della scienza. Non sempre questo principio è stato seguito e abbiamo così assistito a innumerevoli disastri provocati dal cattivo uso della chimica, in particolare in ambito industriale e petrolifero.

Il senso di questa introduzione è semplice: può esistere, viste le premesse, una “chimica verde”? La risposta è “ni”.

L’unica chimica veramente “verde” è quella che non si fa, così come l’unica energia o gli unici oggetti davvero “verdi” sono quelli che non si usano. Dato però che il la nostra vita senza “sostanze chimiche” sarebbe molto più difficile (ci toccherebbe stare senza saponi, monitor del PC, automobili o deodoranti, solo per fare qualche esempio) negli ultimi anni una vasta area della ricerca chimica si è orientata allo studio e alla realizzazione di processi meno inquinanti e maggiormente sostenibili. Ecco quindi la definizione di “chimica verde”: quella branca della chimica che si sforza di studiare e di mettere in atto e realizzare – in particolare nelle attività produttive – prodotti e processi che riducano al minimo l’utilizzo di sostanze pericolose per l’ambiente e il consumo energetico.

Gli esempi che si possono fare in questo ambito sono numerosi. Tipico è quello dei solventi quali l’anidride carbonica in condizioni supercritiche (quelle derivanti da particolari condizioni di temperatura e pressione) al posto di altri solventi organici estremamente pericolosi. Oppure è possibile, nella produzione di polimeri, sfruttare composti di partenza meno inquinanti per ottenere un risultato simile a quello normalmente utilizzato. Un ruolo importante è inoltre quello della catalisi, che se ben sfruttata può permettere di realizzare processi più vantaggiosi non solo economicamente, ma anche dal punto di vista ambientale.

Il termine “green chemistry” esiste da più di vent’anni, ma non vuol dire che in questo campo tutto sia stato fatto. Anzi, al contrario, quel che si può mettere in atto per rendere i processi produttivi in ambito chimico maggiormente “verdi” è ancora molto. Da un lato le difficoltà tecnico-scientifiche rimangono forti e numerose: le tecnologie adottate fino a ora non sono state scelte a caso, ma al contrario sono state preferite ad altre perché più semplici e di maggior rendimento. Dall’altro ci possono essere inevitabili resistenze di ordine economico: l’industria chimica deve per sua natura badare anche al risultato economico, che garantisce maggiori guadagni (e, diciamolo, magari anche migliori salari per i lavoratori). Tutto questo però non sta impedendo di far crescere poco alla volta la consapevolezza dei chimici e il loro impegno concreto.

[Ugo Finardi]

 

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