WhatsApp diventa a pagamento anche sull’iPhone

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Jan Koum, il CEO di WhatsApp, ha confermato che l’azienda ha in programma nel 2013 di allineare l’app per iOS (sistema operativo sviluppato da Apple per iPhone, iPod touch e iPad) a quella per Android, BlackBerry e Windows Phone. Il nuovo modello di abbonamento si applicherebbe ai nuovi utenti e probabilmente seguirà le stesse logiche delle altre piattaforme: 0,89 centesimi dopo il primo anno gratuito: “E’ sulla tabella di marcia – ha detto Koum – ma siamo rilassati, non abbiamo fretta”.


In realtà ci sono già alcuni segnali sul fatto che WhatsApp sta procedendo all’aggiornamento. In una sezione del sito dedicata alle traduzioni, un utente ricorda come ci sia già in giro una traduzione che recita “acquista ora” per rinnovare l’abbonamento su iPhone.

Assisteremo alle stesse crisi isteriche del mese scorso quando gli sviluppatori avevano confermato il canone annuale dopo il primo gratis? Meno di un caffè: 0,89 cents. Il pagamento si applicherà ai nuovi utenti e il costo è stato stimato, come già citato, intorno a un dollaro per anno.

WhatsApp è una delle applicazioni più diffuse per inviare messaggi tra i possessori di iPhone e risulta ai primi posti tra le “app” a pagamento più acquistate. Si calcola che ogni giorno vengono trasmessi 17 miliardi di messaggi, mentre solo gli utilizzatori Android sono oltre 100 milioni.

Attualmente chi possiede un iPhone paga  89 centesimi al momento del download. Invece chi possiede cellulari di altri sistemi operativi scarica la app gratis, ma dopo un anno ne paga l’utilizzo.

Il successo planetario di WhatsApp si basa (quasi) esclusivamente sul fatto che permette di fare a meno degli SMS e relativi costi. Tra le migliori invenzioni della storia, gli SMS sono riusciti a far cadere un capo di governo nelle Filippine nel lontano 2001 e hanno accorciato le distanze tra persone di tutto il mondo. Sarà per questo che l’adozione di WhatsApp ci ha messo un po’ a sotterrare definitivamente gli Short Message Service, ma sembra oramai cosa fatta.

[Francesca Delaurenti]

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