Archeologia, Etruscanning: ai Musei Vaticani la prima tomba in 3D FOTO

Etruscanning

Etruscanning

Miracoli della tecnologia applicata all’archeologia. Uno spettacolo hi-tech che offrono i Musei Vaticani dove inaugura il progetto europeo «Etruscanning» finalizzato alla sperimentazione di tecniche innovative per la documentazione digitalizzata, frutto della collaborazione col Cnr-Itabc, l’Allard Pierson Museum di Amsterdam, la Soprintendenza per i beni archeologici dell’Etruria meridionale e i Musei Vaticani. Il Museo Gregoriano Etrusco sfoggia ora la ricostruzione virtuale interattiva del famoso sepolcro.

«Il progetto rimette insieme due contesti rimasti separati – racconta Eva Pietroni designer dell’applicazione di realtà virtuale del Cnr – i gioielli della defunta, portati nel 1838 al Vaticano, e la tomba rimasta vuota e non sempre visibile».

La tecnologia ricostruisce il monumento sulla base di aggiornate verifiche sulla disposizione dei corredi ma anche sulla base di un sofisticato restauro digitale. «L’utente può muoversi ed esplorare attraverso i movimenti del corpo, secondo un’interazione naturale che abbiamo preso in prestito dai più aggiornati videogames – precisa la Pietroni – Lo spettatore ha la libertà di fruire l’ambiente in 3D, interagendo con gli oggetti che quando vengono toccati raccontano la loro storia» La ricontestualizzazione virtuale degli oggetti non è stata un’operazione semplice, esistono infatti, ancora oggi, molti dubbi sulla loro collocazione nello spazio originario. Al momento della sua scoperta il contesto archeologico non fu metodicamente documentato, disegni e rappresentazioni vennero realizzati a posteriori, dopo che gli oggetti furono rimossi. Per questo è stato necessario recuperare ed interpretare tutte le fonti iconografiche e documentarie disponibili al fine di proporre una ricostruzione il più possibile plausibile. Il 3D è stato usato in questo caso non solo come veicolo di comunicazione e divulgazione finale ma anche come strumento di verifica ed interpretazione. Come la tomba, anche gli oggetti conservati ai Musei Vaticani sono stati ricostruiti in 3D attraverso tecniche di fotogrammetria e computer grafica. L’elemento più innovativo dell’applicazione è il paradigma di interazione: il pubblico ha la possibilità di esplorare lo spazio virtualmente ricostruito, di avvicinarsi agli oggetti, di toccarli ed ascoltare la narrazione dei defunti. Tutto questo senza usare joystick, mouse, tastiere o console ma con il solo movimento del corpo, muovendosi nello spazio antistante la proiezione. L’applicazione è visualizzata ad alta definizione su un grande schermo olografico di circa 3 metri di larghezza. Si compone di due viewport o finestre principali. La più grande, centrale, dedicata all’esplorazione immersiva della tomba ricostruita in 3D con gli oggetti riposizionati al suo interno. La seconda, sulla destra, è un menu dinamico degli oggetti che si vengono a trovare nelle immediate vicinanze dell’utente man mano che questi si sposta nello spazio virtuale. Il paesaggio sonoro è stato composto appositamente per questa applicazione e combina sonorità antiche al linguaggio musicale contemporaneo, senza intenzioni filologiche ma solo evocative. I timbri musicali sono in parte reali (ad esempio i flauti sono stati registrati dal vivo), in parte sintetici (campanelli, tamburi) frammisti a rumori che riecheggiano la vita reale: il carro, il galoppo del cavallo, il fuoco, e così via. L’applicazione ha vinto il primo premio in occasione della mostra di archeologia virtuale internazionale “Archevirtual” organizzata a Paestum (Italia), nel 2012. Tale riconoscimento le è stato conferito sia da un comitato scientifico internazionale che dal pubblico.

[Francesca Delaurenti]

Tags :