GOLDRAKE, 35 ANNI FA LA PRIMA PUNTATA

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Quando Goldrake fece la prima apparizione sui televisori italiani era il 4 aprile 1978, 35 anni fa. Toccò a Maria Giovanna Elmi, allora annunciatrice, presentare al pubblico la serie sottolineando il successo riscosso all’estero da questi «particolari cartoni animati». Fu un salto in una nuova dimensione. L’affascinante e tormentato protagonista, Duke Fleed, è un alieno (in tutto e per tutto uguale agli umani) che si rifugia sulla Terra con il suo robot da battaglia Goldrake dopo aver condotto la resistenza sul suo pianeta natale Fleed contro gli invasori, comandati dal conquistatore di pianeti Re Vega. Viene accolto all’Istituto di ricerche spaziali, dove viene nascosto il robot. Conduce alcuni anni di vita tranquilla sotto la falsa identità di Actarus, ma quando la Terra diventa l’obiettivo dei Vegani – che installano la loro base sulla luna – Goldrake diventa l’ultimo baluardo dell’umanità.

Goldrake fu un successo crescente, come ricorda Alessandro Montosi, autore del libro “Ufo Robot Goldrake. Storia di un eroe nell’Italia degli anni ottanta” (Coniglio editore): «Al primo passaggio televisivo le scene di combattimento erano quasi mute. Non si sente mai Actarus gridare il celebre “Alabarda spaziale”. Il successo crebbe grazie al passaparola tra amici, compagni di classe e a scuola, con le due riproposizioni a cavallo tra dicembre 1978 e gennaio 1979 e tra dicembre ’79 e gennaio ’80, quando i combattimenti erano corredati di urla e tutto il resto». Fu allora che iniziò la Goldrake-mania. Quando il robot compariva sugli schermi gli indici di ascolto della Rai schizzavano alle stelle («In Francia arrivò ad avere anche il 100% di ascolti», precisa Montosi). Il 45 giri con le sigle vendette un milione di copie, vincendo il disco d’oro.

Dal 1980 inizia l’epoca d’oro dell’animazione giapponese in Italia: «Le tv locali cavalcarono l’onda e acquistarono tutte le serie sul mercato. In pochi anni abbiamo concentrato 30 anni di animazione nipponica. Paradossalmente la conosciamo meglio dei giapponesi, visto che da loro gli episodi erano a cadenza settimanale (da noi ogni giorno, ndr)». Goldrake diede vita ad un floridissimo merchandising: fumetti, libri, dischi, ma anche maschere di carnevale, costumi da spiaggia, tatuaggi lavabili, impermeabili, orologi. Il robot era dappertutto, anche nella pubblicità dell’Ovomaltina. Assieme al successo arrivarono le polemiche. Il deputato Silverio Corvisieri presentò un’interpellanza in Parlamento e scrisse un intervento su Repubblica in cui parlava di “orgia di violenza annientatrice”. «Per il periodo storico la serie aveva elementi violenti. Actarus uccide i nemici. Eroi come l’Uomo ragno e Superman invece li sconfiggono, li arrestano, li imprigionano; se muoiono è in maniera incidentale. Goldrake uccideva i nemici, ma lo faceva per difendersi. Lo dice lo stesso Actarus in una puntata: la violenza si usa in situazioni estreme e lui lo fa perché è costretto. I nemici avevano distrutto il suo pianeta, ora è la Terra che rischia. Tutto si limita alla difesa. La serie è ricca di dettagli e sfumature».

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