Social network, se li usi al lavoro sei più produttivo

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In Italia sette aziende su dieci vietano l’uso dei social network durante l’orario di lavoro.  Ma mentre da noi il tema dei social network in azienda oscilla tra puro divieto e tacito consenso non esplicitato, Oltreoceano il loro uso (e forse abuso) viene addirittura portato a modello di azienda virtuosa.

Alcuni giorni fa una ricerca promossa da Evolv, una strart up di recruiting americana,  ha stabilito che gli impiegati che usano i social network nel proprio orario di lavoro risultano in generale più produttivi. Così se utilizzi più social network nella tua mansione, saresti un lavoratore più efficiente. Quindi, i capi-azienda dovrebbero comprendere che bloccare Facebook o Twitter impedendone l’accesso sul posto di lavoro renderebbe l’azienda meno produttiva.

La ricerca registra che coloro che utilizzano fino a quattro social network – come Facebook, Twitter, Pinterest o LinkedIn – sia nella gestione della vendita che nel servizio al cliente saranno più efficaci e più rapidi, riuscendo a generare nuovi business e convertire le vendite rispettivamente del +1,5% e del +2,8%. Però, precisa Evolv, non possiamo concludere necessariamente che l’adozione dei maggiori social media generi un vantaggio competitivo, ma certamente la possibilità di uso è un “indicatore importante della alfabetizzazione informatica dell’azienda e della capacità di generare maggior dialogo con i propri clienti, risolvendo i reclami in modo più efficace e generando maggiore soddisfazione del cliente”.

Indipendentemente dalla ricerca americana, occorrerebbe cercare di andare oltre gli sterili dibattiti nostrani e capire come le nuove tecnologie – quelle che vengono definite comunicazioni sincrone – stiano cambiando il lavoro in azienda, talvolta (e per alcune figure professionali specifiche) portando un vantaggio competitivo.

C’è poi un altro tema sull’ uso dei social network personali in ambiente di lavoro, e in questo caso le opinioni divergono, e non di poco. Io credo che la politica il puro “presentismo” in ufficio senza contatti con il resto del mondo e con la propria vita anche personale stia di fatto lasciando il passo nelle aziende d’eccellenza (non solo in America ma anche nel nord-Europa e in Italia) ad un bilanciamento più omogeneo tra vita professionale e privata. Insomma, si sta ridefinendo un nuovo worklife balance che prevede che anche il dipendente possa per diletto e non solo per lavoro restare connesso alla propria vita e ai propri affetti durante le ore di lavoro. Dove questo avviene credo rappresenti il segno di maturità dell’ambiente professionale. E di una fiducia nei confronti del dipendente che oggi più che mai diventa fondamentale manifestare, anche in ambito digitale.

[Francesca Delaurenti]

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