Apple lancia l’iBond

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Arrivano gli “iBond”, e i mercati impazziscono. Non si tratta di un nuovo prodotto tecnologico, ma semplicemente di un prestito che la Apple ha chiesto agli investitori per riacquistare titoli Apple e pagare il dividendo agli azionisti. Eppure al solo nominarla, l’azienda di Cupertino provoca sempre un’ondata di interesse. Gli investitori fanno la fila per comprare le obbligazioni della Apple.

La sua solidità finanziaria sembra fuori discussione, visto che per finanziarla, le società (Deutsche Bank e Goldman Sachs) che curano il collocamento del prestito hanno raccolto richieste per 40 miliardi di dollari. Apple – secondo rumors di mercato – punterebbe a raccogliere con l’emissione 15-18 miliardi di dollari, in quella che potrebbe essere la maggiore emissione della storia da parte di una società non finanziaria.

La società non andava sul mercato dal 1997 e ora che ci torna potrebbe tranquillamente con il suo bond ripagare l’intera esposizione finanziaria di Cipro pari proprio a 15 miliardi di euro. Il problema è che l’operazione in generale riporta l’attenzione sullo stato della compagnia fondata da Jobs, e sul futuro del successore che lui stesso aveva designato prima di morire. Solo domenica scorsa, infatti, il manager di hedge fund Doug Kass ha posto questa domanda su Twitter: “Is Apple’s Tim Cook… Cooked?”. Un gioco di parole, con cui si avanza il dubbio che il nuovo capo di Apple Tim Cook, ossia “cuoco”, sia “cotto”. La risposta dipende dalla scuola di pensiero a cui si appartiene, e in materia ce ne sono almeno due. La prima pensa che il valore delle azioni di Cupertino sia sceso perché era arrivato ad un livello esagerato, per colpa di investitori troppo ingordi. Cook sta lavorando bene, l’azienda continua a macinare buoni numeri, e sta per lanciare prodotti forti per sostenerli.

La seconda scuola di pensiero, ovviemente, è convinta del contrario. Cook era bravo nel suo ruolo precedente, come braccio destro di Jobs, ma sta fallendo la prova della successione. I prodotti della Apple stanno perdendo il fascino “cult” di cui godevano quando era vivo il fondatore, e soprattutto la compagnia sta perdendo fette di mercato in favore di Samsung e Google. Cook ora cerca di calmare gli investitori restituendo contante che ha in abbondanza, ma il problema serio è quello dei risultati di lungo termine e della strategia che dovrebbe generarli. Al momento, in sostanza, gli “iBond” servono a mettere una pezza con gli azionisti. Per convicerli a non cuocerlo, però, Cook dovrà dimostrare presto che Apple resta il leader dell’innovazione, con i prodotti più “cool” del mondo digitale.

[Francesca Delaurenti]

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