Google, aiuta il capoufficio a sbirciare le mail aziendali

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“Metodi e sistemi per identificare frasi problematiche in un documento elettronico”. È così che inizia la richiesta di brevetto depositata da Google per il Policy Violation Checker (controllo di violazione della policy), una sorta di correttore ortografico che però, anziché verificare come sono state scritte le parole, con una sorta di “censura preventiva” verifica che cosa è stato scritto ed avverte l’utente dell’eventuale presenza di un contenuto “problematico”.

Il checker di Google non avrebbe il solo potere di leggere suggerire parole alternative a quelle utilizzate nel testo delle email (attraverso la tecnica hacker conosciuta come “keylogging”), ma anche quello di informare terze parti circa la violazione delle regole dell’azienda presenti in certi documenti. Una possibilità che tradotta vuol dire libero accesso alla corrispondenza elettronica inclusi i messaggi di posta, documenti word, fogli di calcolo e presentazioni condivise che potranno essere modificati a piacimento dal Grande Fratello aziendale così da renderli più conformi alle politiche interne.

Nonostante Google abbia dimostrato come una tecnologia del genere sia stata pensata per il più largo monitoraggio sulla sicurezza, è evidente che un utilizzo minore possa destare motivo di preoccupazione per la privacy delle persone. Per smorzare ulteriormente le polemiche, ieri il portavoce di Google Matt Kallman ha comunicato con una mail che anche se il brevetto dovesse essere approvato non è detto che l’azienda potrebbe produrre un software da lanciare sul mercato: “La nostra idea è facilitare i processi aziendali – ha detto Kallman – alcuni progetti presentati come brevetti sono diventati realtà, altri no e quindi non è detto che questo venga realmente realizzato”.

Sarebbe il caso per Google di non scherzare più con la privacy. I tempi sono maturi per una presa di posizione dura anche da parte dei governi democratici. L’azienda però si difende: “Depositiamo domande di brevetto per un’ampia varietà di idee che i nostri dipendenti elaborano. Alcune di queste idee nel tempo si trasformano effettivamente in prodotti e servizi, altre no. Non necessariamente è corretto dedurre dalle nostre domande di brevetto l’idea che potremmo in futuro lanciare un prodotto”, si difendono da Google. Gli impiegati di tutto il mondo incrociano le dita, e sperano che questa sia una delle idee che Mountain View non concretizzerà. Pensare bene a ciò che si scrive è un conto, sentirsi continuamente spiati è un altro.

[Francesca Delaurenti]

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