Come fare un orto in città secondo i principi della permacultura

orto_città

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A un primo livello la permacultura riguarda piante, orti, terreni, infrastrutture da fattoria; tuttavia, attraverso un approccio sistemico alla realtà, studia le relazioni tra i vari elementi che la compongono: valorizzandone le peculiarità e mirando a creare dei sistemi di massima efficienza e minimo impatto ambientale; si può dire che a un secondo livello essa riguarda “tutto”.

“Take your own responsability”: la permacultura chiama ognuno di noi a prendersi le proprie responsabilità verso quello che ci circonda, verso quello che ci necessita, verso i nostri scarti. Così, partendo dal presupposto che il cibo è un bisogno primario, tutti noi siamo chiamati a produrre del cibo in nome di questa responsabilità! La permacultura lavora CON piuttosto che CONTRO la Natura in un’ottica antitetica all’antropocentrismo tipico dell’agricoltura convenzionale: l’intervento umano è ridotto al minimo necessario, di conseguenza anche l’utilizzo di mezzi meccanici e la fatica! Essa coniuga le moderne conoscenze scientifiche (biologia, selvicoltura, architettura, zootecnia, ecc) con i metodi di coltivazione tradizionali: ci indica un cammino nuovo, affascinante, sostenibile e… un po’ magico!

La permacultura, è un metodo di progettazione che ottimizza le risorse anche se scarse.
Ed è proprio in ambiente urbano – data l’esiguità dello spazio – che diventa indispensabile sfruttare al meglio i metri quadri a disposizione.

Finestre, piccoli terrazzi, il classico resede piastrellato o asfaltato sono probabilmente gli ambienti che più comunemente abbiamo a disposizione, quando nemmeno un piccolo giardino è disponibile: prendiamo il solito infuso in mano e li guardiamo sconsolati e frustrati sognando grandi spazi nel verde. Invece è proprio qui che l’apprendista permacultore potrà misurarsi creativamente con le difficoltà, inventando soluzioni inaspettate che neanche Bil Mollison finora ha immaginato!
Qui di seguito in pillole alcuni principi per progettare in permacultura, i quali diventano vitali in situazioni difficili come quelle urbane appena descritte:

  • osservare ciò che abbiamo a disposizione
  • valutare e tendere a un equilibrio che bilanci le risorse utilizzate e la loro resa
  • lasciarsi ispirare dalle forme della natura
  • cercare di integrare ogni elemento in modo che si sostenga vicendevolmente con gli altri
    preesistenti o che inseriamo noi: in permacultura si dice che ogni elemento deve assolvere
    a varie funzioni
  • privilegiare un approccio lento e su piccola scala: è più sostenibile e ci permette di valutaregli effetti di ciò che facciamo…
  • dopo che i pensieri si sono sedimentati amare la diversità; diffidiamo dalle monocolture: agricole, culturali, alimentari…
  • La diversità è ricchezza!

La finestra è la situazione meno agevole. Si può appednere intorno alla finestra qualche vaso leggero in cui coltiverai delle insalate da taglio, piantandole in successione saranno mature nello stesso ordine, così, mentre la prima che abbiamo mangiato ricresce, si può tagliare le successive. Oppure, perché no, crea una tenda vegetale: mettere un vaso a cassetta davanti alla finestra e pianta un graticcio su cui far arrampicare peperoncini e tropeolo.  Si possono anche coltivare dei pomodori a testa in giù nelle bottiglie di pet: rimangono piccoli ma è un buon esercizio di riciclo creativo, sono belli e ci se ne può vantare con gli amici! Ovviamente è d’obbligo tenere in piccoli vasi le aromatiche di uso più frequente tipo rosmarino, salvia, erba cipollina, ecc.: sempre a portata di mano!

Con un terrazzino si aprono scenari molto più ampi. Innanzitutto diventa vitale sfruttare bene il preziosissimo spazio verticale: la parete tramite mensole e ripiani, mentre il lato aperto verso la strada mediante graticci che creeranno anche gradevoli zone lievemente ombreggiate e una sorta di barriera con l’esterno. A terra, poi, sarà importante disporre le piante più alte dietro quelle più basse, così da non metterle in competizione, oltre a utilizzare contenitori leggeri (che diverranno poi piuttosto pesanti una volta pieni di terra umida!): vecchi secchi di plastica, sacchi di iuta, cassette della frutta, vecchie pentole ma anche tetrapak tagliati a metà e forati sul fondo vanno benissimo per piccole piantine. È sorprendente scoprire quanto buon cibo si possa produrre in un semplice terrazzo: pomodori nei secchi più profondi attorniati da basilico e tagete alla base; fagiolini che si arrampicano sui graticci, ma anche melanzane, peperoni, carote in cassette più profonde di terreno bel sciolto, bietoline nei vasi, aglio con erba cipollina e prezzemolo ovunque! Se poi hai un angolino fresco e un po’ ombreggiato perché non concedersi anche un piccolo raccolto di fragole?

Anche disponendo di un cortile in comune, tristemente asfaltato, si possono fare miracoli! Oltre ad utilizzare i sistemi per i piccoli spazi di cui sopra, si può avventurarsi in progettazioni che richiedono magari un po’ più di metratura ma garantiscono anche maggiori produzioni. Ad esempio una bella aiuola a spirale di aromatiche con i sacchi di iuta; oppure avviare un orto su balle di paglia procurandotene qualcuna: praticando dei piccoli fori da riempire con terriccio e trapiantarci delle piantine di pomodoro, insalata, basilico. Con i pallets di recupero, invece, è facile costruire dei bancali leggermente rialzati per melanzane e fagioli, peperoni e prezzemolo, carote e cipolle, lattuga e menta! La coltivazione di patate si può fare nei bidoni, oppure ancora nei sacchi di juta, o addirittura nei copertoni delle ruote da auto: tutto materiale di scarto che rinasce a nuova vita!
Il cortile pieno di verde e di fiori (perché le verdure fioriscono!) riprenderà vita: magari vedrai transitare anche qualche coccinella o farfalla o una preziosissima ape!

Acqua e compost
In ognuno dei casi sopracitati dovrai porti il problema dell’approvvigionamento idrico: nel caso dei cortili condominiali si possono collegare alle grondaie dei serbatoi per recuperare la provvidenziale acqua piovana (magari mimetizzandoli con dei rampicanti: le belle edere o il “falso-gelsomino”), nelle terrazze basterà un secchio all’uopo.
Anche in città è possibile preparare il compost, con qualche indispensabile accortezza in più onde evitare sgradevoli odori o fastidiosi nugoli di moscerini. La formazione di una buona miscela, ben diversificata, di materiali a diverso grado di decomposizione, l’uso di un recipiente che consente il passaggio dell’aria e l’accortezza di sminuzzare bene lo scarto, sono trucchi che velocizzano ed ottimizzano il processo. Tratteremo comunque in modo più dettagliato l’argomento per fornirti tutte le indicazioni necessarie.
La pacciamatura infine può rivelarsi davvero utile in città perché aiuta a tenere fresco e umido il terreno nelle torride estati urbane! Quindi procurati foglie rastrellate, sfalci d’erba, cortecce – quello che riesci a trovare, anche in città, purché non contaminato – oltre alla classica e sempre adorata paglia!

[Francesca Delaurenti]

 

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