CIBER, nuovo progetto della NASA per scoprire la nascita dell’Universo

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Il nuovo progetto della NASA ha come scopo di fare luce sulla storia dell’universo. Si chiama CIBER (Cosmic Infrared Background ExpeRIment). Questo sarà il suo quarto volo su un razzo sonda Black Brant XII della NASA che partirà il 4 Giugno da Wallops, in Virginia. i precedenti lanci sono avvenuti nel 2009, uno nel 2010 e un altro nel 2012, ma quest’anno il CIBER sarà lanciato su un razzo molto più grande e potente.

Arriverà molto più in alto (350 miglia) e avrà quindi più tempo per raccogliere i dati. Grazie a questa sonda si riuscirà probabilmente a rispondere a molte domande che l’umanità si pone sull’origine delle galassie, sulle stelle e i pianeti. “Le prime massicce stelle nell’universo producevano copiose quantità di luce ultravioletta. Questa radiazione UV ha ionizzato il gas fatto di idrogeno neutro che riempiva l’intero universo. CIBER investigherà due segni distintivi di questo evento di prima formazione stellare: la luminosità totale del cielo dopo la sottrazione di tutte le cose sullo sfondo, ed un distintivo pattern delle variazioni spaziali”, ha affermato Jamie Bock, coordinatore del progetto al Caltech. “Gli obbiettivi dell’esperimento sono di fondamentale importanza per l’astrofisica e permetteranno di studiare processi come la formazione delle prime galassie. Ma queste osservazioni saranno anche estremamente difficili da ottenere, tecnicamente”.

CIBER è uno strumento progettato e realizzato dal California Institute of Technology, l’University of California Irvine, l’esplorazione aerospaziale giapponese (JAXA) e il KASI. Gli scienziati del progetto CIBER si prospettano di carpire molte immagini del cielo in modo da riuscire a determinare, tramite camere infrarosse, le fluttuazioni dello sfondo. ”La raccolta di dati dai tre precedenti voli ci ha permesso di comparare i dati ed i rigorosi test fatti riguardo a potenziali errori sistematici provenienti sia da strumenti che dallo sfondo astrofisico.” ha spiegato Bock. Gli studiosi sono fiduciosi: questa volta raccoglieranno molti più dati e questi saranno anche più precisi. “Questo volo sta aprendo le porte ad una nuova direzione nel programma di astrofisica nel senso che stiamo facendo volare il nostro esperimento su un razzo Black Brant XII, non recuperabile. L’XII ha però un grande vantaggio nella sua più alta traiettoria, il che ci fornisce circa 560 secondi di tempo sopra i 250 km di altitudine, rispetto ai 250 secondi con uno standard Black Brant IX” ha concluso Bock.

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