Robot da combattimento e la paura di perdere il controllo

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Quella dei robot che si rivoltano contro gli esseri umani è una delle immagini più frequenti nella letteratura fantascientifica. Lo sviluppo tecnologico verificatosi negli ultimi anni, però, ha fatto sì che questa eventualità sia uscita dalle pagine dei romanzi di genere e sia entrata di diritto nel dibattito comune.


Se ne parla persino in seno alle Nazioni unite, e lo si fa in toni piuttosto preoccupati. Giovedì 30 maggio, al Consiglio per i diritti umani di Ginevra, il relatore Chistof Heyns ha preso parola davanti all’assemblea per mettere in guardia i paesi dallo sviluppo di guerrieri robot. E impedire che alle macchine sia dato il via libera per colpire obiettivi umani.
Insomma non bastano le leggi della robotica di Isaac Asimov. Lo scrittore russo ne aveva immaginate tre per programmare i robot in maniera tale che non minacciassero gli esseri umani. I cyborg in costruzione negli arsenali militari di tutto il mondo sono già programmati per colpire gli uomini e, in molti casi, fanno già la guardia ad aree ad alto rischio. Ma non solo. La penisola coreana è una delle aree più calde del pianeta. Qui a presidiare la zona demilitarizzata intorno al 38° parallelo per il Sud ci pensa l’Sgr-1. Un robot armato con due mitragliatrici, due lanciarazzi e armato di telecamere a infrarossi per individuare e colpire obiettivi in movimento. Vero e proprio vanto dell’esercito di Seul, è un robot «che non sbaglia mai obiettivo». Una perfetta macchina letale costruita dalla Samsung. Sgr-1(nella foto sopra) è totalmente autonomo ed è programmato per sparare a vista. Sono però gli Stati Uniti a guidare la corsa alla guerra dei robot. Dai laboratori di Harvard è pronta la nuova versione di BigDog.

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Un ragno semovente capace di percorrere i più accidentati percorsi di guerra. E, nel caso, diventare un ‘mulo’ per la fanteria americana.
È armato a con un giroscopio ottico laser in grado di misurare gli spostamenti spaziali ad altissima precisione ed è capace di visione binoculare. Se capovolto, può rialzarsi da solo. E sa correre sul ghiaccio.  Ci sono poi i robot studiati per le guerre urbane. È il caso di Sugv, prototipo dell’Us Army, 40 centimetri per 13 chili, dotato di mitragliatrici a riconoscimento termico. È in grado muoversi in autonomia tra scale e marciapiedi e può colpire al contempo bersagli in movimento. O l’iRobot Warrior e ancora il Petman. Tutti progetti in fase di ultimazione. Tutti sistemi automatici in grado di combattere una guerra da soli.
«In contesti particolari sarà impossibile per un robot guerriero riconoscere se una persona è ferita, se è una donna o un bambino inerme», ha detto ancora Heyns a Ginevra «E niente ci assicura che un robot sarà in grado di discernere tra un ordine legale e un ordine illegale». Insomma basterebbe riprogrammarli per creare il caos. Ed è difficile immaginare che una macchina spedita dal futuro, proprio come nel film di James Cameron, possa rassicurarci con un metallico «no hay problema».

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