Wwf presenta carrello spesa virtuale

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Un carrello della spesa ‘virtuale’ per calcolare l’impatto ambientale delle nostre scelte alimentari e scoprire quanta acqua e CO2 mettiamo ogni giorno nel piatto o, peggio ancora, buttiamo direttamente tra i rifiuti. E’ quello lanciato dal Wwf in occasione del lancio della campagna globale ‘Think.Eat.Save’ contro gli sprechi alimentari insieme a Unep e Fao.

Lo speciale eco-carrello e’ on line in italiano sulla piattaforma One Planet Food del Wwf (www.oneplanetfood.info) con nuovi contenuti dedicati allo spreco, e in versione inglese su www.thinkeatsave.org. A inaugurarlo, la nuova ‘ricetta verde’ della food-blogger Lisa Casali, realizzata con gli scarti degli alimenti. Nella Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebra oggi il Wwf lancia cosi’ la sua roadmap di avvicinamento all’Anno Europeo dello spreco alimentare, indetto per il 2014 come momento di un percorso piu’ ampio che vede il Parlamento Europeo fortemente impegnato per dimezzare lo spreco di cibo in Europa entro il 2025. “Il cibo rappresenta oggi l’elemento piu’ critico della nostra societa'”, ha commentato Eva Alessi, responsabile sostenibilita’ del Wwf Italia, “le produzioni alimentari sono tra principali responsabili di problematiche ambientali gravissime quali il calo delle falde idriche, l’aumento delle temperature medie, l’erosione del suolo e la perdita biodiversita’. Il paradosso e’ che ne subiscono anche gli effetti e l’intera produzione alimentare ne e’ minacciata”. Tali problematiche, ha spiegato l’esperta, “sono aggravate dalle enormi quantita’ di cibo che vengono sprecate: produrre cibo che nessuno mangia, oltre alle gravi ripercussioni etiche, serve solo a esacerbare le gia’ elevatissime pressioni In un mondo che ha risorse limitate sprecare il cibo e’ illogico e inaccettabile anche sotto il profilo ambientale”. Il Wwf ricorda che almeno un terzo degli alimenti prodotti a livello globale si perde nel percorso che va dal campo al consumatore finale. E con il cibo vengono ‘buttati’ anche la terra, l’acqua, i fertilizzanti che sono stati necessari per produrlo, senza contare gli inquinanti e i gas serra rilasciati tanto durante il processo produttivo quanto dal cibo in decomposizione nelle discariche. In Italia quasi il 40% del cibo finisce tra i rifiuti e, cosi’ come negli altri paesi ricchi, e’ in casa che si spreca di piu’: oltre 75 i chili di cibo a testa ogni anno vengono buttati nella spazzatura, con uno spreco di 500 euro l’anno nelle tasche di ognuno di noi. Se infatti nei paesi in via di sviluppo la quasi totalita’ delle perdite alimentari e’ non intenzionale, dovuta a limiti finanziari, infrastrutturali e di commercializzazione, nei paesi ricchi e’ la parte finale della catena alimentare che ha il ruolo piu’ importante: la distribuzione al dettaglio, che spreca grosse quantita’ di cibo a causa di standard di qualita’ che danno troppa importanza all’apparenza, e i consumatori, che buttano via il cibo a causa di acquisti eccessivi, modalita’ di conservazione inappropriate e pasti troppo abbondanti. Ridurre gli sprechi di cibo avrebbe effetti positivi sul cambiamento climatico, sulla perdita di biodiversita’, sul sovrasfruttamento delle risorse idriche, sull’inquinamento, sul degrado del suolo e, non ultimo, sulla qualita’ della vita. Il “carrello della spesa virtuale”, realizzato dal Wwf in collaborazione con l’Universita’ della Tuscia, la II Universita’ di Napoli e Mutti, e’ uno strumento divertente per evitare tutto questo.

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