Netflix e il declino della tivù

Netflix

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Netflix ha fatto chiudere miseramente e fragorosamente Blockbuster, ha superato i numeri di Hbo con abbonamenti a pochi dollari, ha rivoluzionato il modo di approcciarsi al piccolo schermo, ha conquistato un terzo del traffico web a stelle e strisce. Ma, soprattutto, è riuscito a fatturare milioni su milioni di dollari con un’idea tanto semplice quanto geniale: legalizzare e regolamentare lo streaming.E ora, grazie alle produzioni di serie originali inaugurate a febbraio da House of Cards (costo: 100 milioni di dollari per due stagioni) con protagonista un premio Oscar come Kevin Spacey, lancia il guanto di sfida ai potenti della tivù. Tutto questo è Netflix, colosso del web nato in California nel 1997 da un’idea di Reed Hastings e oggi diffuso in molti Paesi.
Le indiscrezioni fatte trapelare parlano di uno sbarco in Italia a fine 2014.
«Ho rispetto per i fondamenti che stanno alla base della televisione. Questo non vuol dire che abbia rispetto della televisione in sé». A far questa dichiarazione è stato Ted Sarandos, numero uno di Netflix, uno che non ha bisogno di entrare nelle grazie dei dirigenti dei grandi network a stelle e strisce.
L’ultima vittima, a livello simbolico sia chiaro, è stato Hbo. Il miglior canale al mondo, casa di programmi all’avanguardia come The Sopranos e Il trono di spade, negli Stati Uniti è stato superato per numero di abbonati (29,2 milioni di Netflix contro i 28 di Hbo) da un servizio on demand che per pochi dollari mette a disposizione una library quasi infinita di titoli. Il successo di Netflix è esponenziale e rappresenta, a livello di percezione, un grande cambiamento dell’industria dello spettacolo come fu quello dell’avvento della tivù via cavo agli inizi degli Anni 90. «Netflix è il futuro. Le abitudini del pubblico stanno cambiando radicalmente e Netflix è l’unico gruppo oggi ad aver capito le nuove tendenze», ha annunciato Ricky Gervais, celebre autore di The Office e Life’s too short, in una recente intervista al New York Times.
Ciò che impressiona di Netflix sono i numeri. Basti pensare che il servizio streaming raggiunge 7,1 milioni di utenti in molti angoli del pianeta, raggranellando nell’ultimo trimestre un fatturato di 2,7 milioni di dollari che la portano a una quotazione di poco più di 1 miliardo di dollari.I numerosi rialzi del suo titolo in Borsa (per esempio, il 22 aprile ha fatto segnare un clamoroso + 33%) l’hanno eletto sicuramente il fenomeno dell’anno, facendo registrare scosse incontrovertibili nel mercato del web.
Non è un caso che altri colossi presenti in pianta stabile nella Rete, come Amazon e Hulu, abbiano deciso nello stesso periodo di Netflix di intraprendere la creazione di contenuti originali per contrastare l’ascesa dell’azienda di Reed Hastings e Ted Sarandos.
Allo stesso tempo anche YouTube, da sempre paladino dell’offerta gratis, ha scelto di offrire alcuni contenuti con dei canali a pagamento. Ora che le azioni di Netflix hanno superato i 30 centesimi di dollaro contro i 18 inizialmente previsti per il 2013, c’è da chiedersi quale futuro ci sia per questo colosso americano. I dubbi del passato, con oscillazioni di titolo molto preoccupanti, sembrano esser stati messi alle spalle grazie a due fattori: il primo riguarda la tecnologia cloud all’avanguardia che sta alla base di Netflix con server potentissimi che raggiungono in maniera istantanea ogni angolo del pianeta.
Il secondo aspetto vincente è nella linea editoriale, precisa e studiata nei minimi dettagli che, oltre a offrire una sterminata library di titoli con i grandi titoli americani e inglesi, dà la possibilità di accedere a prodotti esclusivi, congeniati per far breccia nello spettatore ma soprattutto ottimi per essere usufruiti in base alle sue esigenze. L’esempio più calzante riguarda le serie: “Pensiamo a una serie come un film lungo tante ore. La rilasciamo subito, senza aspettare la puntata settimanale. Questa è la grande rivoluzione di Netflix” hanno dichiarato più di una volta i suoi dirigenti.
Non è un caso che Netflix, nella sua proposta on demand, guardi a un pubblico attento, preparato e pronto a investire dollari per acquisire capitale culturale. House of Cards, potente storia di corruzione e politica tra i corridoi di Washington, ha aperto la strada.
Sono poi arrivate la quarta stagione di Arrested Development, pluripremiata comedy che Fox aveva cancellato qualche anno fa nonostante la grande originalità delle sceneggiature, e Hemlock Grove, un horror adulto prodotto da Eli Roth, regista di Hostel nonché grande amico di Quentin Tarantino. Presto arriveranno The orange is new black, nuova serie di Jenji Kohan, la caustica autrice di Weeds, e Sense 8, plot fantascientifico firmato dai fratelli Wachowski, autori visionari della trilogia di Matrix e ultimamente di Cloud Atlas.
La sfida di Netflix ad Hbo è ufficialmente aperta.

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