Sì, no, ma, forse… La triste parabola del wi-fi libero in Italia

WI-FI

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Sì, no, ma. La parabola del wi-fi pubblico e aperto in Italia pecca delle tre “C” che mancano da tempo ai governanti: consapevolezza, coraggio e credibilità. Dopo una prima sbandierata liberalizzazione del wi-fi, un secondo decreto legge, aggiunto al famoso “Decreto legge del fare”, lo ha di nuovo limitato. In terza battuta, grazie alle proteste non solo degli utenti, ma anche del settore turismo che ha capito che l’offerta di banda larga è un ottimo plus da vendere (per di più a basso prezzo) la Commissione bilancio della Camera ha nuovamente modificato il testo.

Niente obblighi di identificazione se l’offerta di connettività non è l’attività prevalente dell’esercente. Significa: wi-fi libero in alberghi, bar, ristoranti, eliminato l’obbligo di tracciare il Mac Address associandolo all’indirizzo IP in uno speciale registro, nessun obbligo neppure per il gestore che non è tenuto più a conservare dati dell’utente.

Sembrerebbe tutto risolto, invece ecco che arriva il nuovo colpo. La stessa commissione che ha rimaneggiato il decreto togliendo gli obblighi, ha anche tagliato 20 milioni di euro dal fondo stanziato per eliminare il digital divide. I soldi servivano per connettere tutti gli italiani del Centro-Nord Italia con la banda larga ad almeno 2 Megabit entro la fine del 2014.

La copertura finanziaria per sostenere lo sviluppo della banda larga nel Paese era stata stabilita nell’Agenda Digitale con il decreto Crescita 2.0, che stanziava 150 milioni di euro. 20 di questi sono stati tolti in una notte, mentre restano intatti i circa 100 milioni di euro che il Ministero sta stanziando in bandi per le regioni del Sud Italia,

C’è poca speranza che il piano nazionale per la banda larga possa essere salvato da ulteriori rinvii. Forse il Decreto del Fare sarà modificato al Senato (alla Camera si voterà con la fiducia), ma è una speranza molto piccola.

Ecco il testo dell’articolo riformulato: “L’offerta di accesso alla rete internet al pubblico tramite rete wi-fi non richiede l’identificazione personale degli utilizzatori. Quando l’offerta di accesso non costituisce l’attività commerciale prevalente del gestore del servizio, non trovano applicazione l’articolo 25 del codice delle comunicazioni elettroniche di cui al decreto legislativo 1° gennaio 2003, n.259 e successive modificazioni, e l’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, n. 144, convertito, con modificazioni, dalla legge 31 luglio 2005, n. 155, e successive modificazioni”.

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