Datagate, Tim Berners-Lee sollecita un dibattito sulla libertà in rete

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Tim Berners-Lee, il co-fondatore insieme a Robert Cailliau del world wide web, lancia un appello per un dibattito «dibattito pubblico e franco» su sicurezza e sorveglianza in rete.

Intervistato dal Guardian, lo scienziato britannico ha definito il comportamento della NSA e del suo corrispettivo britannico il GCHQ nell’ambito del Datagate come «folle e orrendo».

Berners-Lee ha inoltre sollecitato l’istituzione di un meccanismo di tutela internazionale per i whistleblowers come Edward Snowden, da cui “in una certa misura dipende la civiltà” specie in contesti in cui i meccanismi di bilanciamento e controllo sui servizi segreti si sono “dimostrati del tutto fallimentari”.

L’intervista è stata pubblicata poche ore prima del question time nella House of Commons dei leader delle agenzie inglesi Gchq, Mi5 e Mi6, che per la prima volta oggi per ben 90 minuti dovranno rispondere alle domande dei parlamentari.

L’inventore di World Wide Web ha affermato di aver avuto qualche sentore che qualcosa come PRISM fosse in atto ma anche di essere rimasto molto sorpreso dalla portata sistematica e massiccia del piano di sorveglianza riguardante addirittura la sicurezza di interi stati.

In particolare lo scienziato ha criticato la scelta “folle” di aggirare aggirare le crittazioni su cui milioni di utenti di tutto il mondo contano per la salvaguardia di corrispondenza e dati trasmessi e salvati via internet.

Questa contraddittoria manovra, secondo Berners-Lee, mina la sicurezza di tutta la rete:
«Sono stati contraddetti direttamente gli sforzi dei governi statunitense e britannico per combattere il cyber-crime e il cyber-warfare, identificati come priorità della sicurezza nazionale».

Berners-Lee inoltre si è apertamente opposto alla posizione di tanti politici al Datagate, tra cui il primo ministro inglese David Cameron, i quali – in nome della lotta al terrorismo – hanno appoggiato le azioni dei servizi segreti e hanno sollecitato la messa sotto accusa dei media (primo tra tutti proprio il Guardian) che hanno pubblicato le rivelazioni di Snowden.

Insomma lo scienziato britannico ha fortemente sollecitato un dibattito pubblico sul tema della sorveglianza su Internet e sull’interrogativo vecchio ma sempre valido “chi controlla il controllore”?

Visto il fallimento di tutti i meccanismi di controllo e bilanciamento di governi e servizi segreti, per Tim Bernres-Lee gli unici ad avere fornito una risposta a questo stato di cose sono state proprio le “talpe” come Edward Snowden.

«Le cosìddette talpe, e i media che collaborano, giocano un ruolo importante nella società. Sì, abbiamo bisogno di agenzie segrete potenti che combattano la criminalità online», ha detto Berners-Lee che però ha anche precisato: «Anche queste agenzie devono essere controllate».

[Fonte: The Guardian]

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