Fervono le critiche alla Webtax

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Anche Matteo Renzi ha criticato la webtax. “Abbiamo infilato un problema peggio dell’altro” ha dichiarato ieri il nuovo segretario del PD all'assemblea del partito prendendo atto del fatto che l'iniziativa legislativa sia stata promossa proprio da alcuni deputati del PD.

Il nuovo sistema di tassazione per le aziende attive sul web è stato approvato la scorsa settimana in commissione tra gli emendamenti della legge di stabilità, che dovrà essere votata dal Parlamento entro la fine del 2013.

L’emendamento obbliga tutte le aziende che acquistano e vendono pubblicità e servizi online in Italia ad avere una partita IVA italiana e inoltre i ricavi derivati dalla vendita di queste attività dovranno essere tracciabili per potere essere quindi tassati.

Molte le voci critiche che si sono già sollevate: a partire da un articolo di Forbes che accusa il provvedimento di essere in contrasto con le norme europee sulla libera circolazione delle merci.

In molti hanno rilevato che la webtax disincentiverà gli investitori stranieri ed è un ostacolo all’innovazione, allo sviluppo del commercio online e alla promozione dei prodotti italiani all’estero.

Chi promuove la webtax – come il deputato PD Franesco Boccia e la Siae – punta a recuperare una parte del gettito fiscale che alcune grandi aziende del web (come Google, Amazon e Facebook) versano in altri stati (con regime più favorevoli) come l’Irlanda e il Lussemburgo dove hanno la loro sede legale.

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