Così Dropbox impedisce lo sharing di file con copyright (senza violare la privacy)

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Forse avete letto, durante lo scorso week end, le notizie secondo le quali Dropbox è in grado di individuare se tra i file che condividete tramite il suo servizio cloud ce ne siano alcuni protetti da copyright, senza dover guardare esattamente di cosa si tratti. E in realtà, l'azienda è in grado di farlo da tempo.

Un tweet diffuso lo scorso week end da Darrel Whitelaw ha parlato di un down da Digital Millennium Copyright Act (DMCA) nella sua cartella personale su Dropbox. Si tratta però, dell’intervento automatico di un software attivo già da due anni.

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Il sito usa una tecnica conosciuta come “file hashing against a blacklist” per evitare che file preselezionati vengano condivisi attraverso i propri server. In un certo senso, va bebe: impedisce a Dropbox di incappare in problemi con le autorità senza di fatto interrogare i file in questione e quindi senza violare la sua stessa policy sulla privacy.

Come funziona? Semplice: Dropbox usa un semplice algoritmo di hash che mappa una stringa di lunghezza arbitraria in una di lunghezza predefinita, per produrre un identificativo unico per ognuno dei file che caricate (il tool cripta i file in modo che altri non possano leggerli). L’hash ha una corrispondenza univoca con un determinato file.

Quando Dropbox riceve delle rimostranze basate sul DMCA, ad esempio da un’etichetta discografica o da una casa editrice, anche il file a cui si riferiscono è stato sototposto ad hashing. Se avete caricato lo stesso identico file che Drobpox ha ricevuto come oggetto della segnalazione, i due hash saranno confrontati e in casi di corrispondenza all’utente sarà impedito di condividere quello caricato sul proprio account.

Semplice, legale e rispettoso della privacy perché questo sistema non rende necessaria la lettura del file in questione né degli altri contenuti nelle vostre cartelle su Dropbox. Certo, se avete materiale non lecitamente scaricato, questo potrebbe costituire un problema. In quel caso è evidente che forse Dropbox non è il sistema migliore per condividerlo.

[Fonte: Gizmodo USA]

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