Il futuro dello storage è liquido: nasce il wet computing

wet computing

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Viviamo in un mondo di computer fisici. Storage di silicio, solidi, conservano tutti i nostri dati, i tweet, i testi, le foto. Ma se tutto questo cambiasse radicalmente?
I ricercatori dell'Università del Mitchigan e di New York hanno dimostrato come nanoparticelle di plastica, depositate in un liquido, possano formare cluster a un bit: un blocco essenziale per lo storage.

Si chiama “wet computing” e la tecnica imita altri processi biologici trovati in natura, come il DNA nelle cellule vive.

I 30 secondi di video qui sopra, mostrano le particelle in azione. Ma ecco quand’è che le cose si fanno interessanti.
“Configurazioni uniche di particelle – spiegano i ricercatori – creano stati differenti. Un cluster di memoria di quattro particelle connesse ad una sfera centrale può avere due stati, come un bit convenzionale. Ma un cluster da 12 particelle, per esempio, può avere 8 milioni di stati unici, arrivando a 2,86 byte di dati o a 22,9 bit convenzionali.
Il gruppo i simulazione ha mostrato che un cucchiaio di soluzione che contenga un cluster da 12 nanoparticelle può arrivare a immagazzinare 1TB di dati”.

Uno storage su una scala del genere sembra poco realistico, al momento, per non parlare dei costi. Ma Sharon Glotzer, un professore di ingegneria chimica dell’Università del Mitchigan, ha dichiarato che si assicureranno di usare materiali economici che possano leggere e scrivere informazioni.
Questo non significa che tutti noi possiamo sperare di avere decine di terabyte di storage in una bottiglia di acqua. I ricercatori sottolineano che è solo un primo passo. E’ probabile che vedremo l’integrazione di questo tipo di storage prima nella robotica. Come sempre, è questione di tempo.

[Fonte: Gizmodo USA]

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