Facebook ora vi lascia scegliere chi gestirà il vostro profilo dopo la vostra morte

facebook contatto erede

Cosa succede al profilo Facebook quando l'utente che ne è titolare, muore? Il problema si è presentato molte volte finora e l'argomento è controverso. Ora, il social network permetterà di designare il "contatto erede" che si prenda cura del profilo.

Secondo quanto riporta il Wall Street Journal riporta che potrete finalmente scegliere di gestire alcuni aspetti postumi dell’account di un profilo. In passato, la policy di Facebook è stata di congelare l’account dopo la morte e permettere che fungesse come memorial. Ma il problema si poneva quando qualcuno dei familiari chiedeva di accedere al profilo e questo non veniva concesso.

Ora, un contatto Facebook che scegliete voi sarà in grado di gestire l’account in modo che possa essere trasformato in un vero memorial o che ne faccia quello che voi avete deciso. L’account designato potrà scrivere un post che appaia in cima al profilo, cambiare l’immagine e anche rispondere alle nuove richieste di amicizia a nome del defunto. Quest’ultima funzione sembra piuttosto strana, a dire il vero, ma non importa. L’utente erede potrà anche scaricare gli album fotografici e l’archivio dei post, ma non i messaggi privati. Il contatto erede non potrà editare le cose già pubblicate, quello che gli amici continuano a pubblicare sulla pagina né rimuovere le immagini taggate. E non potrà neanche cancellare l’account.

Per scegliere l’account erede, dovete andare nelle impostazioni, scegliere le funzioni della sicurezza e poi scegliere l’opzione appositamente inserita (quando sarà disponibile) che si troverà in fondo alla pagina. Potete scegliere una sola persona e non si può scegliere un’opzione alternativa, nel caso voi e il vostro contatto ve ne andiate contemporaneamente, ad esempio in un incidente. Se non scegliete un contatto, ma stabilite nel testamento chi dovrà gestire tutti gli aspetti digitali della vostra vita, Facebook abiliterà quella persona ad accedere al profilo.

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