Tidal, cronaca di un flop

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Non basta essere una star mondiale per assicurare il lancio del proprio servizio di streaming musicale. E' la lezione che hanno dovuto imparare Jay-Z e i suoi soci in seguito al debutto di Tidal

La grande parata di star (Jay-Z, Beyoncé, Rihanna, Madonna, Daft Punk e molti altri) non è servita a portare a un immediato successo Tidal, la piattaforma di streaming musical di recente acquistata da Jay-Z.

Gli effetti del rilacio voluto dal rapper sono stati molto limitati. L’applicazione è ferma all’872 posto nella classifica statunitense delle più scaricate. Sale al 51esimo se si prende in considerazione solo il settore musicale.

Più cara di Sptify, si vantà però di offrire una migliore qualità dell’audio. Purtroppo la gratuità è ancora lo strumento irrinunciabile per arrivare al grande pubblico. E il prezzo offerto in oltre 31 paesi (19,99 euro al mese per l’audio di alta qualità e 9,99 euro per quello di qualità standard) sembra non avere allettato più di tanto i potenziali utenti.

Rimane comunque un grande successo… in Scandinavia. Tidal, infatti, fa tesoro delle sue origini norvegesi.

A quindici giorni dal langio, con 15 milioni di abbonati paganti per Spotify e 6 milioni per Deezer, Tidal resta ancora lontana dai suoi concorrenti.

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