Vedova accusa Twitter di aver dato una “voce” all’ISIS

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La piattaforma Twitter può essere utilizzata da chiunque infatti, finché si rispettano le regole, il social non ha nessun motivo per bloccare il flusso di informazioni. Tuttavia molti non sono d'accordo con questa politica, e tra questi spicca la vedova di un americano ucciso in Giordania durante un attacco dell'ISIS. La donna sostiene infatti che il social media ha permesso alla (tristemente) nota associazione terroristica di avere una "voce".

La donna in questione è Tamara Fields, il cui marito ha perso la vita lo scorso novembre nel corso di un attacco contro il centro di addestramento della polizia di Ammam. La Fields ha inoltre presentato una querela contro Twitter, sostenendo che nonostante la società fosse ben conscia del fatto che numerosi militanti dell’ISIS disponessero di account personali, l’azienda non ha bloccato questi ultimi dando loro la possibilità di raccogliere fondi, fare propaganda e attirare nuove reclute.

Si legge nella querela: “Senza Twitter, la crescita esponenziale del gruppo terroristico ISIS non sarebbe stata possibile.” La risposta di Twitter: “Pur credendo che questa querela non abbia alcun merito, siamo profondamente addolorati nel venire a sapere della sua terribile perdita. Su Twitter, messaggi che inneggiano all’odio e alla violenza non sono permessi e, come per altri social network, le nostre regole non lasciano dubbi riguardo l’argomento.

Seguiremo con interesse lo sviluppo della vicenda, anche se parecchi esperti sono del parere che Tamara Fields si stia gettando in una battaglia persa in partenza. Ad ogni modo, escludendo gli esiti della querela, la situazione porterà piattaforme social come Facebook e Twitter a prendere posizioni più intransigenti rispetto i messaggi che potrebbero essere collegati ai gruppi terroristici, il che è già una vittoria.

Detto questo, la Fields non è l’unica a battersi per epurare internet dalla presenza dell’ISIS, il gruppo di hacker di Anonymous ha infatti dichiarato guerra aperta all’associazione “abbattendo” il maggior numero possibile di account Twitter collegati al “califfato”, chiedendo inoltre l’appoggio della popolazione per segnalare il maggior numero di account.

 

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