Norvegia: la polizia costringe un sospettato a sbloccare il Touch ID dell’iPhone

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Attualmente, la crittografia è un argomento molto discusso negli Stati Uniti, in quanto le autorità ritengono che, in caso di reato, dovrebbero essere immediatamente in grado di accedere alle informazioni contenute in un telefono sospetto. Tuttavia grandi aziende come Apple e Google hanno reso un procedimento del genere estremamente complicato dando le chiavi per la crittografia agli utenti (vedi Touch ID di Cupertino). Il che significa che, anche se costrette, queste società non potranno comunque accedere ai contenuti dei dispositivi.

Ad ogni modo (creando quello che risulterà di certo un precedente legale di indubbio interesse) i tribunali norvegesi hanno concesso alla polizia l’autorità per costringere un sospettato a mettere il pollice sul Touch ID del suo iPhone, sbloccandone l’accesso ai contenuti riservati.

Infatti, stando ad una notizia del sito web locale Bergensavisen (via MacRumors), durante l’arresto di un individuo colto in possesso di droga, la polizia avrebbe ritenuto opportuno controllare lo smartphone del malcapitato per tentare di capire dove si fosse procurato gli stupefacenti. Dopo il rifiuto dell’uomo di sbloccare il telefono, la polizia si è rivolta ad un giudice ottenendo l’autorizzazione a obbligarlo a porre il pollice sul device.

Detto questo, dopo 48 ore di inutilizzo, il Touch ID richiede agli utenti di inserire un codice di accesso, oltre alla scansione dell’impronta digitale. Questo significa che se la prova (in questo caso il cellulare) rimarrà in archivio per più di 2 giorni, potrebbe rendersi necessaria un’ulteriore mandato della corte per richiedere all’indagato il codice di accesso.

 

 

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