Giudice impone ad Apple di sbloccare l’iPhone di uno dei killer di San Bernardino

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Negli ultimi due mesi l'FBI ha tentato, senza alcun successo, di sbloccare l'iPhone appartenente ad uno dei due killer di San Bernardino. Ad ogni modo le indagini potrebbero essere giunte ad una svolta, in quanto un giudice federale degli Stati Uniti ha ordinato ad Apple di sbloccare lo smartphone disabilitando la funzione di sicurezza che cancella la memoria del telefono dopo 10 tentativi falliti.

Tuttavia secondo Apple, tale procedura è impossibile perché, anche volendo, è possibile accedere al device solamente dopo che quest’ultimo è stato sbloccato. E dal momento che la società non conserva le password nei suoi server, le indagini sono in un vicolo cieco. A tal fine, il Magistrato US Sheri Pym ha chiesto ad Apple di creare un software che consenta di bypassare la funzione di sicurezza, procedura che, come sottolineato da The Next Web, andrebbe a creare una sorta di “ingresso secondario” per l’iPhone.

Nonostante le pressioni delle forze dell’ordina Apple sia sta opponendo fermamente all’applicazione di simile procedura. Peccato che, anche nel caso il vendor decidesse di collaborare, l’FBI potrebbe impiegare anni a scoprire la password alfanumerica a 6 cifre. Siamo certi che questo caso costituirà il precedente per le future richieste di sblocco dei device a Cupertino.

Il CEO dell’azienda Tim Cook si è espresso riguardo la questione con una dichiarazione pubblicata sul sito web della società. Ve ne proponiamo un estratto: “Mentre reputiamo che le intenzioni dell’FBI siano buone, il governo sbaglierebbe a costringerci a progettare un ingresso ‘backdoor’ per i nostri prodotti. Temiamo che, alla fine, una richiesta di questo genere andrebbe a minare le stesse libertà che il nostro governo si sta impegnando a tutelare.

 

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