Studente scopre una falla nei protocolli della polizia e gli sospendono la pena

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Quando si parla di hacking, in molti pensano a dei brutti ceffi pronti a intrufolarsi nei nostri pc o dispositivi mobili e a fare scempio dei nostri dati personali e account. Quello che in molti non sanno è che esiste un movimento di hacker che rivendica un'etica e misconosce chi compie azioni del genere. Questo movimento è composto da persone che scoprono falle, vulnerabilità, bug e exploit nell'hardware, nel software, nei sistemi in generale.

A volte qualcuno riceve anche dei riconoscimenti, per le scoperte che fa. In altri casi, finiscono nei guai, com’è successo ad uno studente di 26 anni della Facoltà di Giustizia Penale e Sicurezza dell’università di Maribor, in Slovenia, che ha scoperto una falla nei protocolli di comunicazione della polizia.
Lo studente in questione, Dejan Ornig, ha scoperto una falla nel sistema sviluppato dallo Stato ed ha dichiarato la cosa pubblicamente. Lo ha fatto, però, dopo avere avvisato la polizia del problema e avere constatato che niente era stato fatto.

Ora potreste pensare che è il fatto di aver reso pubblica la falla ad averlo messo nei guai. E questo è parzialmente vero.
Il ragazzo è anche stato scoperto nel tentativo di violare la rete in tre diverse occasioni e quando la polizia ha perquisito casa sua, ha trovato attrezzature in grado di intercettare le comunicazioni della polizia, oltre ad un tesserino delle forze dell’ordine falso che gli agenti hanno pensato che volesse usare per fingersi uno di loro. La (quasi) buona notizia è che nonostante tutto questo, e considerate le sue buone intenzioni, la condanna a 15 mesi che i giudici hanno emesso contro Ornig è stata sospesa e il ragazzo non andrà in prigione se per almeno i prossimi tre anni non cercherà di nuovo di violare i sistemi informatici della polizia.

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