Il governo tedesco utilizza la realtà virtuale per assicurare alla giustizia i criminali di guerra nazisti

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La realtà virtuale può essere utilizzata per diverse funzioni come guardare film, giocare, produrre arte, procedure mediche e persino, come recentemente emerso, per aiutare a risolvere dei crimini. Infatti, in Germania, le autorità stanno utilizzando questa tecnologia per catturare e perseguire gli ultimi criminali di guerra nazisti ancora in vita.

Ma in che modo? In pratica l’utilizzo della VR ha permesso la creazione di una versione 3D del campo di concentramento di Auschwitz. Sulla base di questo, gli investigatori sono stati in grado di esplorare virtualmente il complesso, così da determinare se le persone che lavoravano nei campi fossero realmente a conoscenza di quello che stava succedendo. Questo in quanto, come ben saprete, una comune quanto “blanda” difesa degli uomini accusati è il caro vecchio “non sapevo cosa stesse succedendo.

Secondo Jens Rommel, capo dell’ufficio federale che ricerca i criminali di guerra nazisti, “è capitato spesso che i sospetti dichiarassero di aver lavorato ad Auschwitz ma di non essere stati a conoscenza di quello che stava realmente succedendo nel campo. Legalmente, la questione è relativa agli intenti: un sospetto avrebbe potuto sapere che le persone venivano portate alle camere a gas o fucilate? Questo modello è uno strumento molto utile e moderno per le indagini, in quanto può aiutarci a rispondere a questa domanda“.

Lo strumento è stato utilizzato quest’anno nel processo contro l’ex guardia SS Reinhold Hanning che, nel mese di giugno, è stato infine condannato  a 5 anni di reclusione per essere stato complice di 170.000 omicidi ad Auschwitz. Hanning è uno dei pochi criminali di guerra ancora in vita collegabili al periodo nazista ed ora, grazie alla realtà virtuale, ci auguriamo che molti altri suoi colleghi possano essere assicurati alla giustizia.

 

 

 

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