La censura cinese e i suoi aspetti più inquietanti


La censura cinese sta raggiungendo livelli che avevamo visto solo nei film o letto nei più cupi romanzi sul tecnocontrollo. Ecco cosa riporta il New York Times:
"Un imprenditore di Pechino, discutendo al telefono con la fidanzata sulla scelta di un ristorante, ha citato la risposta della Regina Gertrude ad Amleto: 'The lady doth protest too much, methinks' e la seconda volta che ha pronunciato la parola 'protesta' la linea è caduta".
E' o no la materializzazione di qualsiasi incubo orwelliano? Pronunciare "protesta", in inglese o cinese fa interrompere la telefonata. E questo è testimoniato da diversi racconti raccolti dal Times, non solo da quello che abbiamo riportato, per il quale di potrebbe pensare ad una coincidenza. Non si sfugge al controllo, neanche usando un'altra lingua. I computer della censura governativa non si fermano mai, non si stancano mai, ascoltano in continuazione.

Ed è solo un aspetto del sempre più sofisticato apparato di controllo della libertà di espressione e di parola dei singoli cittadini, qualsiasi mezzo usino.
La cosa più spaventosa è quanto, in realtà, sia facile applicare queste politiche liberticide: è una questione di algoritmi e pulsanti, che possono raggiungere e colpire milioni di persone contemporaneamente. E mentre possiamo continuare a pensare che la libertà troverà un modo per affermarsi quasi da sola, i fatti dicono che le possibilità di superare la moderna muraglia tecnologica che la Cina si sta costruendo intorno si riducono sempre di più. (c.c.)
[Fonte: Gizmodo USA]

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